Il dibattito sui giornali e il tam tam mediatico ci impongono di fare chiarezza: è assurdo accusare di “essere contro la cultura” coloro i quali hanno espresso, in modo responsabile, un legittimo dissenso su un singolo evento.
E’ circolata nelle scorsa
settimane una petizione con relativa raccolta di firme a sostegno del Festival
Uguali e Diversi. Sostegno legittimo accompagnato però da pesanti commenti per
chi. si è permesso di sollevare obiezioni sull’evento stesso. Tutto è nato da
un voto in consiglio comunale dove, quattro consiglieri della maggioranza (tra
cui il sottoscritto), hanno ritenuto di non bocciare completamente una mozione
(che chiedeva la sospensione del festival per un anno) presentata da un consigliere
di opposizione. Posizione espressa, responsabilmente, con un astensione che,
volutamente, non ha pregiudicato la tenuta della maggioranza. La mozione
infatti è stata respinta e come noto, l’evento culturale in oggetto, si è
tenuto regolarmente. Nonostante ciò è stata presentata la suddetta petizione
che recitava tra le righe: «…i nostri concreti e realistici consiglieri, non
solo dell’opposizione berlusconiana e leghista, ma anche del gruppo di
maggioranza, restano pervicacemente convinti che la cultura sia un inutile
spreco, che con la cultura non si mangia….», addebitando agli stessi una «fede
economicistica». Premettendo che la liceità di una raccolta firme resta
sacrosanta, riteniamo però che non lo sia la contemporanea offesa e
diffamazione di chi la pensa diversamente. E’ giusto precisare che il voto non
è stato semplicemente una presa di posizione contro un evento culturale. Il
voto è stato consequenziale ad un lungo dibattito che da mesi era presente nel
gruppo di maggioranza, sconosciuto evidentemente a chi ha firmato la petizione
stessa. Un dibattito appunto, anche costruttivo, dal quale emergeva la
necessità (espressa da varie anime della maggioranza) di adottare per l’anno in
corso uno stile sobrio nei confronti della cittadinanza. Si riteneva infatti
poco appropriato presentarsi alla cittadinanza con eventi culturali di un certo
tipo quando il contesto di crisi e fiscale pone tante famiglie sul lastrico;
tutto ciò indipendentemente dal costo e dal contenuto degli eventi stessi. Riteniamo
infatti che in determinati contesti storici e sociali occorra dare messaggi di
sobrietà, che devono venire prima di tutto da chi amministra. Unitamente a ciò,
dal dibattito nella maggioranza emerge da sempre la volontà per lo meno di
condividere il programma dell’iniziativa che, al contrario, è sempre stato blindato
per quanto riguarda le modalità e la scelta dei relatori. Occorre poi
considerare che la programmazione culturale di Novellara è contraddistinta da
tantissime altre iniziative spalmate su tutto l’anno che hanno pieno consenso. Da
qui quindi l’assurdità di definire contro la cultura coloro i quali hanno
espresso un voto legittimo in una sede appropriata. L’obbiettivo di queste
righe è chiarire una volta per tutte una posizione che a nostro avviso non è
stata ben compresa. Fatto ciò l’obbiettivo è concludere al meglio la
legislatura, in modo compatto, soprattutto in un contesto in cui gli enti locali
incontrano numerose difficoltà a tutti i livelli. La democrazia è un valore che
si difende non solo evitando il dissenso ma anche comprendendone le ragioni.
Alessandro Baracchi e i
consiglieri astenuti Milena Saccani, Eugenio Cepelli, Agnese Vezzani.
Alessandro, capisco perfettamente la grande difficoltà che avete avuto nel prendere la decisione di astenervi e vi ringrazio per il coraggio dimostrato. Non posso però esimermi dal notare che nel tuo articolo sul Portico parli di "Posizione espressa, responsabilmente, con un astensione che, volutamente, non ha pregiudicato la tenuta della maggioranza". Ma davvero avevate paura che la cancellazione del Festival per un anno avrebbe avuto come conseguenza la caduta del Sindaco e della sua Giunta? Secondo te Raul sarebbe stato così irresponsabile da dimettersi e mandare a casa tutti quanti a causa della rottura del giochino del suo assessore preferito? Io non lo credo proprio, anzi credo invece che sarebbe stata una grande opportunità per far cambiare le cose.
RispondiEliminaStefano Mazzi