Negli ultimi giorni siamo stati rimproverati dai consiglieri leghisti del comune di Novellara per non aver adeguatamente ricordato la tragedia delle foibe.
Sul sito della lega nord di Novellara compare infatti il seguente trafiletto: “Il 10 febbraio istituito nel 2004 per ricordare le migliaia di istriani gettati vivi nelle foibe dai soldati di Tito e i 350.000 sfollati dall'Istria passa inosservato dall'amministrazione novellarese. Nemmeno un accenno sul sito comunale a differenza del capodanno cinese..”
Ecco, ci risiamo! Ancora una volta l’affermato duo Melli e Russotto tenta di screditare l’amministrazione comunale utilizzando, in modo becero e superficiale, una visione della storia a senso unico (la loro!) che specula sulle tragedie del passato per fini puramente ideologici e propagandistici.
Noi invece a questo gioco non ci stiamo e rispondiamo duramente a queste provocazioni schierandoci dalla parte della storia che, in quanto tale, non può essere cambiata.
Chi oggi ricorda l’atrocità delle foibe avvenute in Istria nel periodo tra il 10 settembre e il 4 ottobre 1943 dovrebbe avere l’onestà intellettuale di condannare anche le violenze e i crimini dei fascisti italiani che hanno occupato quelle terre per oltre un ventennio, da quando cioè, con il trattato di Rapallo del 1920, Gorizia, Trieste, l’Istria e Zara furono annesse all’Italia (Fiume fu annesso in seguito, nel 1924).
Così a quei tempi si esprimeva Mussolini:
“Di fronte ad una razza inferiore e barbara come quella slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani”.
Da allora in poi il regime fascista impose in tutto il Venezia Giulia una violenta politica di snazionalizzazione: furono eliminate tutte le istituzioni nazionali slovene e croate, le scuole furono italianizzate, gli insegnanti licenziati o costretti ad emigrare, vennero posti limiti all’accesso degli sloveni nei pubblici impieghi, iniziò un processo di eliminazione politica delle minoranze accompagnato dall’intento di arrivare alla bonifica etnica della Venezia Giulia, con la repressione attuata anche nei confronti del clero e l’abolizione dell’uso della lingua slovena nella liturgia e nell’insegnamento della religione.
Durante la seconda guerra mondiale, a seguito della capitolazione dell’Italia avvenuta l’8 settembre del 43 ci fu una insurrezione popolare contro gli occupanti fascisti che vide la costituzione di tribunali speciali ed esecuzioni sommarie con i cadaveri che vennero barbaramente gettati nelle cavità carsiche dette "foibe" o nelle cave di bauxite, alcune delle quali erano state già adoperate allo stesso scopo dai fascisti nel periodo fra le due guerre mondiali.
Dal 4 ottobre del 43 iniziò poi la feroce violenza degli occupanti tedeschi e dei collaborazionisti fascisti italiani. Dilagati in Istria con ingenti forze dal 2 al 10 ottobre, guidati dai fascisti locali, i tedeschi fecero terra bruciata appiccando il fuoco a decine di paesi, fucilando, impiccando, deportando. Nel solo mese di ottobre 1943 - stando ai loro bollettini di guerra - trucidarono 5216 persone, in maggior parte civili e partigiani, ma anche parecchi "badogliani". Altre diecimila persone (certe fonti parlano di dodicimila) furono invece deportate. Per inciso l'Istria ha dato oltre 17.000 morti tra vittime della repressione nazifascista, morti nei lager e caduti nella Resistenza armata.
Questa signori è la realtà storica e come tale dovrebbe essere rispettata. Invece questi storici nostrani dell’ultima ora si limitano, come sempre, a ragionare per concetti superficiali infarciti di frasi fatte e facili slogan per colpire l’avversario politico in ogni situazione e in ogni caso.
(*) ampie parti di questo articolo sono state prese da un testo dello scrittore Giacomo Scotti
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