sabato 13 marzo 2010

Il fallimento delle politiche sociali della Lega

A Milano, il 13 febbraio scorso Ahmed, un giovane pizzaiolo di nazionalità egiziana, è stato ucciso a coltellate da un gruppo di coetanei sudamericani per futili motivi. A questo tragico fatto di cronaca sono seguite oltre 4 ore di rivolta e devastazione, con tanto di auto rovesciate e vetrine in frantumi, causate da un centinaio di suoi connazionali i quali, forse per rabbia o per insofferenza nei confronti dei vigili e della polizia, hanno messo il quartiere a ferro e fuoco, gridando frasi minacciose in arabo anche nei confronti degli italiani. Italiani che a loro volta, dalle finestre dei palazzi, hanno lanciato oggetti e insulti al passaggio della massa dei giovani nordafricani.
La sera stessa, il deputato europeo, nonché capogruppo leghista al comune, Matteo Salvini, ha apertamente parlato di “situazione di emergenza” in via Padova e ha chiesto “controlli ed espulsioni casa per piano, piano per piano”. Il vicesindaco De Corato invece ha parlato della grande “difficoltà a governare l’immigrazione a causa del numero inaccettabile di cittadini extracomunitari presenti in città”.
Adesso, a qualche settimana di distanza dai fatti di via Padova, che conclusioni si possono trarre? La violenza e il degrado in cui versano le periferie urbane delle grandi città sono davvero causati dalla presenza di un numero troppo alto di cittadini immigrati? Sono questi ultimi, in quanto “brutti, sporchi e cattivi”, i veri e soli responsabili? E poi, è davvero impossibile ottenere l’integrazione tra le diverse etnie e culture?
Per dare una risposta a questi interrogativi facciamo un attimo mente locale e proviamo a riflettere su qual è stato il colore politico che ha governato Milano negli ultimi 20 anni e quali sono state le reali politiche sociali e di integrazione portate avanti dall’amministrazione comunale. Negli ultimi anni i cittadini hanno assistito impotenti al lento e progressivo abbandono delle periferie urbane da parte delle istituzioni. Le scuole pubbliche sono state lasciate sole di fronte a classi sempre più numerose e multietniche mentre quelle private dei quartieri “bene” hanno prosperato. Gli spazi sociali e culturali per giovani e anziani sono stati chiusi. Sono venute a meno le politiche di inclusione sociale e il senso di solitudine dei cittadini, italiani e stranieri, si è amplificato.
E la Lega cosa ha fatto (e cosa fa) per contrastare tutto questo? Quali politiche ha messo in campo per evitare il verificarsi di altre situazioni analoghe a quelle di via Padova?
Nessuna! La Lega utilizza il suo ormai ben noto linguaggio nazional-popolare, basato su frasi fatte e sicuramente ad effetto, per criminalizzare gli immigrati e gli emarginati, contribuendo così a far nascere nei cittadini un forte senso di paura e di insicurezza che li spinge a vedere nella diversità degli altri una possibile minaccia. E non fa assolutamente nulla per favorire l’integrazione sociale e la multiculturalità anzi, al contrario, vuole farci credere che rendere la vita impossibile agli stranieri nel nostro paese porterà ad una sostanziale riduzione del fenomeno dell’immigrazione e del degrado urbano delle periferie, come se le due cose fossero collegate tra loro.
E che dire poi della “tolleranza zero” o della “repressione dura” che, quasi sempre quando si verificano episodi di violenza grave o di microcriminalità, vengono richieste a gran voce non soltanto dai cittadini esasperati, ma anche da coloro che hanno responsabilità di governo e quindi doveri istituzionali? E’ veramente questa la ricetta giusta?
Oppure dobbiamo lavorare su altre basi e con ben altri presupposti come, ad esempio, ha semplicemente fatto notare don Piero Cecchi, parroco della zona teatro degli scontri di via Padova: ''Se invece di 300 militari avessero mandato 150 militari e 150 educatori di strada avrebbero risolto molti più problemi della città e non solo del nostro quartiere''.
Ecco, a Novellara, in questo nostro piccolo laboratorio di provincia, noi stiamo cercando di realizzare proprio questo. Le nostre politiche sociali tendono a favorire l’integrazione, l’inclusione e la partecipazione di tutti alla vita pubblica. Il nostro è un progetto, certamente ambizioso e difficile, ma che ha già dato risultati importanti e visibili intorno a noi e nella vita di tutti i giorni, che parte dalla consapevolezza che i fenomeni sociali devono essere governati in un modo intelligente, che è necessario portare e incentivare i servizi dove questi mancano, piuttosto che tagliarli dove essi funzionano, che è meglio prevenire ed educare piuttosto che curare e reprimere.
In questi obiettivi che perseguiamo con forza risiede tutta la nostra diversità da questa destra populista e intollerante, da questa Lega che sta tentando, con ogni mezzo, di distruggere quelle conquiste sociali che i nostri genitori e i nostri nonni, anche a prezzo della loro stessa vita, hanno costruito negli anni e che noi vogliamo lasciare in eredità alle nuove generazioni.
Per questo, cari concittadini, vi chiediamo di stare dalla nostra parte, di supportare le nostre idee e le nostre azioni. Non lasciate passivamente che rubino il nostro futuro. Non lasciate i nostri figli nelle loro mani…!!!

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