La tutela delle frontiere prevale sul diritto allo studio. La sicurezza è più importante dei bambini.
Questo è quello che ci insegna la sentenza della Cassazione che ha sancito ieri la leggittimità dell’espulsione di un genitore “clandestino” anche se con figli che vanno a scuola in Italia.
E ovviamente alla sentenza dei giudici ha fatto immediatamente seguito il plauso entusiasta della ministra Gelmini: “La scuola italiana è pronta ad accogliere i bambini in difficoltà e a supportarli in un percorso educativo che li prepari e li formi perchè il nostro sistema d’istruzione ha sempre incluso e mai escluso, e le colpe dei genitori non possono ricadere sui figli. La legge è chiara e va rispettata. Per questo i giudici hanno ragione quando affermano che si finirebbe col legittimare l’inserimento di famiglie di clandestini strumentalizzando l’infanzia”.
E allora ben venga questa sentenza che condanna coloro che si sono macchiati dell’ignobile colpa di essere genitori clandestini ma ne tutela i figli permettendo loro di finire gli studi in Italia e ringraziamo tutti quanti la ministra per la sua magnanimità e lungimiranza!
Ma questa ministra sceriffo ha una minima idea su chi sono quei bambini di cui sta parlando in modo così tanto impersonale? Non pensa che siano anche loro esseri umani bisognosi di attenzione, di cura e di affetto da parte dei genitori? Non capisce, lei che tra l’altro è in dolce attesa, che un domani questi bambini potranno essere i compagni di scuola o di gioco della figlia? Ma no, non lo capisce di certo perché molto probabilmente la figlia quando avrà l’età scolare sarà iscritta ad una di quelle scuole private lombarde che si fregiano del fatto di essere “irraggiungibili” per le famiglie di extracomunitari, e non alla scuola pubblica che lei stessa sta contribuendo a distruggere.
Invece noi cittadini comuni cosa dovremmo pensare di tutta questa storia? Riflettiamo pure sul significato di questa sentenza che sembra che non ci tocchi personalmente in quanto la nostra condizione sociale è lontana anni luce dal concetto di clandestinità, ma che però si abbatte sulle nostre coscienze come un macigno. Abbiamo noi il coraggio di dire ai nostri figli che stiamo cacciando da casa i genitori dei loro amici perché non sono degni di stare in mezzo a noi “società civile”, e che questi amici, che oggi riempiono la loro esistenza, a scuola, nel gioco, nello sport, quando poi diventeranno grandi saranno anche loro cacciati via di casa e dal nostro paese come cani rognosi? Ma che razza di bestie siamo diventati?
E le gerarchie ecclesiastiche non hanno niente da dire su questa sentenza? Non sono loro che in tutti questi secoli ci hanno insegnato che il Cristo è amore e che il Cristianesimo è la religione dell’accoglienza? Come possono oggi tollerare in silenzio la grande disumanità di queste leggi fatte dagli uomini che distruggono le famiglie e minano alla base i diritti dei bambini? Fatevi avanti porporati signori, alzatevi in piedi e gridate forte tutta la vostra indignazione nei confronti di coloro che governano questo paese anche in nome vostro e rinnegano continuamente gli insegnamenti del vangelo che voi professate!
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