Come prima cosa vorrei esprimere un concetto: “La storia, in quanto tale, non può essere né interpretata né tanto meno cambiata”.
Questo concetto, a mio parere, vale soprattutto quando si ha a che fare con un preciso disegno politico che si prefigge lo scopo esclusivo di fare la solita propaganda da campagna elettorale.
Io penso invece che il nostro dovere di cittadini e amministratori sia quello di approcciare la storia con estremo rispetto, certamente con passione, ma anche con grande lucidità e raziocinio.
Dobbiamo tutti quanti sforzarci di analizzare i fatti e gli accadimenti del passato in modo asettico e razionale senza lasciarci coinvolgere emotivamente, ma non possiamo commettere l’errore di estrapolare questi fatti dal contesto storico e dall’ambiente dove essi sono avvenuti.
Voi che avete presentato questa mozione volete ricordare la tragedia delle foibe e chiedete al consiglio di intitolare una via a questo fatto storico adducendo la motivazione, per la verità un po’ debole, che a Novellara, a differenza di altri comuni, non esistono vie con questo nome.
Ma io vi domando: credete davvero che questo livello di approfondimento sia sufficiente come motivazione per intitolare una via e per ricordare una vicenda storica così complessa? Lo dite anche voi nella vostra mozione: la legge N. 92 del 30 marzo 2004 istituisce il Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale.
Io credo che oggi chi vuole provare seriamente a capire qualcosa su quanto accaduto sul confine orientale dopo l’8 settembre del ’43, deve avere l’onestà intellettuale di ragionare anche su cosa hanno significato per quelle terre i 20 anni precedenti di dominazione fascista, di snazionalizzazione forzata e di occupazione militare e civile (Mussolini pontificava sulla necessità di sacrificare 500.000 barbari slavi per fare posto a 50.000 italiani), nonché sugli eccidi e le rappresaglie perpetrate dai nazisti con l’aiuto dei collaborazionisti italiani e che hanno causato 17.000 vittime nella sola Istria.
Non si possono fare analisi storiche su fatti complessi in modo così superficiale. Questa superficialità sembra dettata e guidata dalla assurdità di certe ultime fiction televisive che romanzano questi tragici fatti e che ci presentano gli italiani come gli unici buoni e le uniche vittime di quella vicenda, mentre gli slavi sono dipinti immancabilmente come barbari e carnefici. Ma la storia non è una fiction televisiva. E quindi la proposta contenuta nel mio emendamento è quella di rimandare qualsiasi iniziativa del comune incentrata sul ricordo dei fatti del confine orientale ad una apposita commissione o gruppo di studio che possa approfondire l’argomento in modo serio, e solo in una seconda fase procedere eventualmente all’intitolazione motivata di una via o ad altra iniziativa analoga.
(*) Intervento del consigliere Stefano Mazzi in presentazione dell'emendamento.
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